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Overtourism nell’arrampicata

falesieaffollate

Un’immagine creata per sensibilizzare sul problema del traffico, popolare nelle campagne pubblicitarie sul tema nei paesi del nord Europa, vedeva su una corsia una serie di automobili, ognuna con una o massimo due persone all’interno, e sulla corsia affianco un autobus con lo stesso numero di persone di tutte le automobili messe insieme. 

Chiaramente l’impatto nello spazio è evidente. La frase sotto recitava “non sei bloccato nel traffico, sei il traffico”. 

L’immagine può essere utile in tante circostanze nelle quali è spontaneo lamentarsi dell’eccessiva presenza di persone in un determinato contesto, mentre si è esattamente in quel contesto per lo stesso scopo degli altrə. È un atteggiamento molto naturale, spontaneo e semplice quello di lamentarsi del traffico in tangenziale alle 9 del mattino mentre si è in macchina, di una spiaggia affollata mentre si cerca un posto in quella spiaggia, della folla che si riversa nei centri storici di alcune città diventate “turistiche” proprio mentre si è turistə in quelle città. Oppure lamentarsi della presenza eccessiva di persone in montagna, nei luoghi di montagna dove è facile prevedere che ce ne siano di più o del sovraffollamento di alcune zone boulder o falesie. 

L’overtourism, insomma, non perdona nessun luogo. 

Chiariamo una cosa: questa cosa del definire “turistico” un luogo, implicando una valenza negativa, mmm, meh. I luoghi più turistici al mondo, in generale, lo sono perché tantissime persone hanno concordato nel trovare in quei luoghi una particolarità, una spettacolarità che altrove c’è meno. Se la maggior parte delle persone trovano un luogo bello, è probabile che quel luogo abbia effettivamente delle caratteristiche più speciali rispetto ad altri, altrimenti starebbero tuttə nel vostro giardino, invece (e per fortuna) no. 

Per quanto ognunə voglia bene alle montagne dietro casa propria, possiamo concordare che se le Tre Cime di Lavaredo sono patrimonio dell’UNESCO e uno dei siti naturalistici più iconici al mondo, mentre il Monte Barro dove io spesso vado a correre no, un motivo c’è, per quanto io possa anche provare più affetto verso il Barro. E questo non dovrebbe sorprenderci quando il 15 di agosto le Tre Cime di Lavaredo sono impraticabili, soprattutto se anche noi, come altre centinaia di persone, abbiamo pensato che fosse interessante vederle. 

E può per caso l’arrampicata, sport che negli ultimi anni ha anche avuto un boom di frequentazione, seguire trend diversi? Ma perché dovrebbe? Quindi va da sé che le falesie più famose al mondo e le aree blocchi più belle siano stagionalmente molto piene di persone. E questo, stupirà a volte, ma a prescindere dal grado: perché non sono solo aumentate le persone che scalano, ma è anche aumentato il livello medio di chi arrampica. Se 20 anni fa un 8a significava essere eccezionali, oggi conosciamo tuttə qualcunə che ne ha fatti un po’ di 8a, qualcunə che nel range 7a-7c scala a vista o con pochi tentativi. 

Quindi falesie e luoghi famosi per la scalata, che prima risultavano escludenti per molte persone, principalmente per il grado, oggi vengono affrontate diversamente. Quindi difficilmente, quando è stagione, ci si troverà solə a Céüse o in Verdon, sulle vie di El Capitan, a Siurana o a San Vito Lo Capo, Kalymnos o Ulassai. O Fontainbleu o la Val di Mello, anche se a fare blocchi quasi conviene: più si è, più crash ci sono! E come vedete: non sono solo posti dal grado durissimo, anzi. Alcuni sono proprio noti per il loro spirito vacanziero e per avere gradi accessibili.

È sbagliato andarci? Ma certo che no. Se sono zone famose per l’arrampicata, più di un buon motivo ci sarà, appunto. Però bisogna andarci consapevoli del fatto che non saremmo certo solo noi ad aver avuto quest’idea! E che quei luoghi non solo non ci appartengono, ma hanno il diritto ad essere rispettati. Quindi, visto che le vacanze primaverili sono alle porte: se decidiamo di andare ad arrampicare in una mecca della scalata, va bene. Non dobbiamo per forza essere alternativə per partito preso, possiamo anche andare a scalare a Margalef finalmente nella vita e farci pure la foto sospendendo sul famoso cartello. Ma dobbiamo accettare che insieme a noi ci saranno molte altre persone che hanno il nostro stesso diritto a scalare, quindi magari evitare comportamenti come monopolizzare un tiro per un’intera settimana o almeno concedere ad altrə di usare il nostro materiale per provarlo a loro volta. Se siamo in un gruppo numeroso, montare tutti i tiri della falesia e rendere un’intera zona non accessibile ad altrə non è mai simpatico. E ovviamente, imparare a farla nei modi giusti: la cacca, sì, proprio lei, la pupù, quella grossa. Perché alcune falesie, diventate davvero molto frequentate, hanno il diritto di rimanere dei luoghi puliti e per quanto la vostra bellissima caccona si degradi nel tempo, se in falesia siamo in 40, prima che si degradi è più facile che qualcunə la pesti durante l’avvicinamento e no, non porta davvero fortuna. Porta solo nervosismo. Se le falesie sono vicino a centri abitati porta anche le persone che lì ci abitano a provare un naturale fastidio verso la community di chi scala. Quindi andate a cagare, ma in modo rispettoso, possibilmente sotterrandola e sicuramente non lasciando in giro fazzoletti e tracce della vostra igiene intima. Ovviamente, (ma è davvero ancora da ripetere?): non lasciando in giro rifiuti in generale. Anzi, magari portandosi dietro un sacchetto dove raccogliere quelli che troviamo. 

Perché se i luoghi famosi per l’arrampicata, affollati, un po’ ci indispettiscono sempre, trovarli sporchi o vedere che le persone non si curano del materiale in falesia è ancora più fastidioso, quindi: spazzolare invece di lamentarsi dell’unto e scalare in top-rope con il proprio moschettone perché la fatina buona delle soste non passa una volta all’anno! 

E poi c’è anche un’altra possibilità: uscire dalle zone più battute. Ci sono tantissimi siti di arrampicata da scoprire, soprattutto nei paesi dove questo sport è ancora meno sviluppato perché sono contesti economicamente più svantaggiati dove è ancora più evidente che arrampicare e preoccuparsi di una tacca è un gran bel privilegio che a noi è concesso ma a moltə no. La roccia è spesso notevolmente più nuova, le falesie più recenti e, volendo, ci sono tantissime nuove opportunità di chiodatura. In Europa ci sono numerosi siti di arrampicata ancora molto poco frequentati nei Balcani: in Bosnia c’è anche un festival di arrampicata che si svolge ogni anno a settembre “Drill&Chill”, in Albania, in Grecia ci sono molte zone nuove oltre a Kalymnos. Certo richiedono più esplorazione: non troveremo 13 edizioni di guide diverse online, ma dovremmo affidarci a siti e organizzazioni in loco, al passaparola. Però spesso sono anche comunità che hanno a cuore quei luoghi e che permettono anche di più di entrare in contatto con le persone del posto, rendendo le vacanze interessanti non solo per l’arrampicata. Sono luoghi dove bisogna ancora correre il rischio di andare e vedere, capire com’è l’esposizione, se asciuga in fretta o meno, quali sono i tiri più belli, luoghi in cui difficilmente su 8a.nu troverete per ciascun grado i tiri top da fare. Però la roccia sarà nuova, ci saranno meno persone e in centro ancora non c’è il negozio di abbigliamento tecnico di arrampicata. Con tutti i pro e i contro del caso.

C’è una scelta migliore di altre? No. Siamo tuttə turisti, la distinzione tra “turismo” e “viaggio” è un terreno fatto di sabbie molto mobili. Però se ad aprile decidete di andare a scalare a Siurana, poi zero hashtag #overtourism perché in quel caso l’unico augurio buono è quello che qualcunə di più forte di voi vi smonti il tiro che avete lasciato su tutta settimana e si porti a casa i vostri rinvii nuovi di pacca. 

Severo ma giusto. Buone vacanze climberini e climberine!

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