C’è una cosa nella quale tutti i climber sono bravissimi: avere scuse valide. Fa sempre o troppo caldo o troppo freddo. Ci siamo allenati ieri oppure “è due mesi che non scalo”, è umido, ho un dolore alla spalla, ho avuto un infortunio (cinque anni e mezzo fa ma la scusa degli infortuni gira voce che scada solo dopo dieci anni). È un tiro di condizione, è morfologico. Insomma: abbiamo una collezione alla quale attingere, in base all’occorrenza.
Ecco, quando pensi che la tua scusa sia davvero imbattibile, che sia l’asso nella manica da giocarsi anche per non aver chiuso il tiro di riscaldamento, succede un imprevisto. Arriva Laura. Che ti stampa il tiro e qualsiasi, davvero qualsiasi scusa, regge proprio poco a quel punto.
Andare oltre le scuse
Cos’avrà Laura di speciale? Al massimo è quello che non ha: Laura non ha un braccio. Capisci che hai voglia a lamentarti del caldo, ci devono essere proprio 56 gradi percepiti e comunque li percepisce pure lei. Però sì dai, a lei la mano sinistra non può mica sudare, ci sta. Se proprio uno davvero vuole trovarle tutte.
Laura Di Mauro, 40 anni, designer del packaging, convivente con Giulio (il suo fantastico gatto) ha iniziato a scalare tardi, dopo i 35. E ha iniziato a farlo affrontandolo come affronta tutto nella vita, dice lei “come se fossi normale”. Che parola forte “normale”, detto da lei. Lei che scuse nella vita ne ha sempre cercate poche, se qualcosa non le riesce non è perché il suo braccio sinistro si ferma al gomito, ma perché sicuramente non sta pensando ad una soluzione adatta. Una persona che affronta la vita così può solo che trovare pane per i suoi denti sui blocchi e nella scalata. Tant’è che è esattamente quello che è successo.
Con l’aiuto delle persone attorno a lei, negli anni Laura ha sviluppato schemi motori personali, equilibri e movimenti suoi, ha trovato una soluzione. Che poi, a pensarci: è questo arrampicare, trovare una soluzione che funzioni per come siamo, per le nostre leve, la nostra altezza, il nostro corpo. Significa conoscerci, allenarci capendo quali sono i nostri limiti e come compensarli. Perché i limiti, dice Laura “braccio o non braccio ce li abbiamo tutti, io non voglio usare il mio braccio come scusa, io voglio provare a muovere il mio corpo per come è.” Infatti, Laura non usa mai una protesi, nel corso del tempo ha trovato diverse soluzioni che però non implicano prolungamenti artificiali del proprio arto, proprio perché come dice lei “alla fine io sono nata così, mi sono abitata a fare tutto così, mi sento me stessa e mi piace sentire le sensazioni che il mio corpo mi trasmette, vivo da sempre così, io mi conosco e conosco il mondo con questo corpo, per me è normale anche se capisco che possa non esserlo, visto da fuori”.
Un allenamento personalizzato
Gli allenamenti che Laura segue sono quelli di una persona che tiene insieme un lavoro a tempo pieno, i tempi di recupero corretti relativi all’età e le responsabilità di una normale vita adulta. Questo significa che il tempo per allenarsi è di 2-3 volte a settimana, sempre in palestra, qualche volta a casa utilizzando un cordino per eseguire trazioni e lavori alla sbarra di modo che l’estensione dell’arto sinistro sia pari a quella dell’arto destro.
Ma c’è di più: da quest’anno Laura fa ufficialmente parte della squadra nazionale di paraclimbing FASI. Durante la stagione 2023/2024 Laura era già stata inserita come atleta in prova, per una stagione è stata seguita per osservare i suoi risultati. E i risultati sono arrivati, tant’è che nella stagione 2024/2025 è diventata ufficialmente parte della nazionale, con uno sguardo ed un orizzonte più ampi ora si pensa anche, giustamente, a potenziali obiettivi come Los Angeles 2028.
Dalla difficoltà alla nazionale di paraclimbing
Le abbiamo chiesto come struttura i suoi allenamenti e ci ha confessato che soprattutto in questo periodo è reduce da un sovraccarico alla spalla destra. Con la differenza che per lei il braccio destro è l’unico che ha; quindi, subire infortuni e avere dolori cronici ha delle implicazioni oggettivamente diverse. Vi lasciamo qui l’articolo nel quale parliamo di come gestire gli infortuni e i periodi di stop forzato, con la consapevolezza che averne due di arti superiori e due inferiori sia già di per sé un vantaggio evidente rispetto a chi, nel momento in cui subisce un infortunio ad una spalla, va da sé che non ha mica un altro braccio pronto all’uso.
Ci ha infatti detto che in questo periodo si sta affidando ad una fisioterapista per quanto riguarda il dolore alla spalla destra, ma anche che gli allenamenti sono sempre mirati a non sovraccaricare l’arto funzionante. Anche la stessa FASI prevede delle metodologie specifiche per evitare che gli atleti paraclimbing subiscano danni ulteriori, lo scopo va oltre l’arrampicata: la quotidianità di chi, per esempio, ha un solo braccio ha delle conseguenze molto più drastiche nel caso di un infortunio. Immaginate di avere un solo braccio e di doverlo ingessare. Anche a fare blocchi, Laura ci parla molto del suo mental approach “io ho sempre più paura degli altri, la mia è una paura razionale, penso sempre alle conseguenze se eventualmente dovessi farmi male al braccio destro, io sono sempre indipendente e autonoma in tutto, l’idea di smettere di esserlo anche solo temporaneamente è difficile da approcciare, motivo per cui sono sempre conservativa”.
Mentalità e approccio all’arrampicata
In generale Laura ha adattato gli allenamenti al suo corpo, trovando stratagemmi per compensare l’arto mancante, per agevolare molti esercizi e semplicemente scalando alla ricerca di equilibri diversi dalla media. Il tutto con un’attenzione specifica verso l’insorgere di dolori cronici e verso possibili infortuni, cosa che anche avendone due di braccia consigliamo da sempre di fare.
Laura è una persona della quale si apprezza soprattutto l’approccio, aldilà delle evidenti doti tecniche nell’arrampicata. Lei è una persona che troverà sempre una soluzione, la stessa che le auguriamo anche per il suo nuovo progetto su roccia. Sì perché oltre a scalare indoor e alle competizioni di paraclimbing, Laura non ha mai smesso di scalare fuori su roccia e da poco ha messo la mano, l’unica che ha, su un fantastico tiro in Val di Mello, un tiro che anche le persone con due mani farebbero fatica a fare. Oltre a scalarlo lei deve pensare alle rinviate, a trovare posizioni giuste per il suo corpo. Ma, conclude dicendoci “per fortuna in Val di Mello servono soprattutto i piedi, quelli ce li ho entrambi”.
Non sveleremo ovviamente il progetto, perché i progetti devono bollire a fuoco lento, però sul suo profilo IG @laura.dmauro potete seguire tutto il suo bellissimo percorso. Qual è la vostra scusa migliore quindi? Perché qualsiasi essa sia, siamo certi che con un punto di vista ed una prospettiva diversa ci siano tante strade per superare i propri, spesso apparenti, limiti. La chiave sembra essere sempre quella: un giusto approccio mentale e tanto, tanto allenamento e gentilezza nei confronti del proprio corpo.



Conclusione
La storia di Laura Di Mauro ci insegna che i limiti, fisici o mentali, non sono ostacoli insormontabili, ma semplicemente sfide da affrontare con il giusto approccio. La sua determinazione, la capacità di adattarsi e di trovare soluzioni, e la forza mentale sono un esempio per tutti noi. Non importa quale sia il nostro punto di partenza o quale difficoltà ci troviamo ad affrontare; ciò che conta è il nostro atteggiamento e la nostra volontà di non arrenderci mai. Se Laura riesce a scalare e a superare le sue sfide con coraggio e inventiva, ognuno di noi può trovare il proprio cammino, anche nei momenti più difficili. La chiave del successo sta nella perseveranza, nell’adattamento e, soprattutto, nel rispetto e nella cura del proprio corpo.
Ringraziamo Laura per aver condiviso con noi la nostra storia e Smara per averla raccontata come solo lei sa fare.


