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L’allenamento della forza in arrampicata comprende capacità diverse, che entrano in gioco a seconda del movimento, del tipo di presa e della durata dello sforzo. Capire quale rappresenta davvero il tuo limite ti permette di scegliere esercizi e metodi più adatti, evitando di allenare la forza in modo generico.
Puoi fare dieci trazioni e continuare a non chiudere il blocco che hai in progetto. Puoi avere un buon massimale sul trave e non riuscire a sfruttarlo in parete o essere esplosivo nei lanci, ma avere difficoltà nei movimenti dinamici che richiedono precisione, coordinazione e scelta del tempo.
La forza in arrampicata non coincide con un singolo numero, dipende da quanta forza riesci a produrre, dalla velocità con cui la esprimi, dalla posizione nella quale devi usarla e dalla capacità di trasferirla a un movimento reale.
Allenarla senza capire quale espressione ti limita porta facilmente ad aggiungere trazioni, sospensioni ed esercizi a un programma che magari è già pieno e così il carico aumenta, mentre il risultato quando scali resta invariato.
Questa guida ti aiuta a riconoscere le principali componenti della forza per l’arrampicata, scegliere il contesto nel quale allenarle e inserirle nella settimana. I protocolli specifici per dita, trazioni, bloccaggi ecc verranno approfonditi negli articoli dedicati.
In fisiologia la forza è la capacità del sistema neuromuscolare di produrre tensione contro una resistenza. In parete questa definizione prende forme concrete: tenere una tacca, bloccare con un braccio, spingere sui piedi, lanciare verso una presa lontana. Ma nessuno di questi gesti è forza pura. Le dita creano il contatto, braccio e spalla producono o controllano la trazione, il bacino decide quanto carico arriva sulle mani. La tecnica stabilisce quanta forza serve e in che direzione applicarla.
Essere forti in arrampicata, quindi, non significa avere valori alti in un test: significa produrre la forza giusta nel momento e nella posizione richiesti dal movimento. Un massimale al trave misura una presa standardizzata, con i piedi a terra e il baricentro sotto le mani. Non dice quanto bene userai quella tacca con un piede precario e il corpo lontano dal muro.
Per questo i test specifici per l’arrampicata distinguono i climber di livello diverso meglio dei test fisici generali [1,2]. Con un limite: la letteratura usa protocolli molto diversi tra loro e spesso ne documenta poco validità e affidabilità. I numeri hanno senso quando ripeti lo stesso test nelle stesse condizioni e li leggi insieme a quello che succede in parete.
“Forza” in arrampicata vuol dire cose diverse a seconda del momento. C’è la forza per tenere una tacca minuscola, quella per lanciare a una presa lontana, quella per restare bloccato con un braccio mentre l’altra mano cerca la presa, quella per arrivare in cima a una via lunga senza spomparti. Sono tutte tipologie di forza, ma non sono la stessa cosa, e non si allenano allo stesso modo.
Per capire cosa allenare bisogna distinguere le diverse espressioni della forza.
La forza massima rappresenta la quantità più elevata di forza che riesci a esprimere in un compito specifico. In arrampicata può riguardare quante forza devono esprimere le tue dita su una determinata presa, la capacità di trazionare in un boulder intenso o la spinta prodotta dalle gambe.
Avere un livello di forza massima più alto ti permette di affrontare lo stesso movimento utilizzando una percentuale inferiore delle tue capacità. Prova a pensare.. se un passaggio richiede quasi tutta la forza che possiedi, avrai poco margine per controllare il movimento ma quando lo stesso passaggio richiede una percentuale più bassa, riuscirai a gestirlo con maggiore controllo.
Come puoi capire se il tuo limite potrebbe essere la forza massima? Un primo segnale è la difficoltà nel completare un singolo movimento anche quando lo provi da fresco, conosci la sequenza e parti da una posizione favorevole.
La tecnica rimane però una componente fondamentale dell’arrampicata. Di fronte a un passaggio molto duro, è facile attribuire ogni tentativo fallito alla mancanza di forza. Lavorare sulla precisione dei piedi, sulla posizione del corpo e sulla direzione del movimento può aiutarti a sprecare meno energia e ridurre la forza necessaria per completarlo.
Durante l’arrampicata devi sostenere e spostare il tuo corpo. Per questo è utile considerare la forza relativa, cioè il rapporto tra la forza che riesci a produrre e il tuo peso corporeo.
Due climber possono esprimere la stessa forza assoluta e avere una forza relativa diversa. A parità di forza, chi pesa meno deve spostare un carico inferiore. A parità di peso, chi è più forte dispone di un margine maggiore.
Questo principio ha contribuito a diffondere l’idea che dimagrire sia una strategia efficace per migliorare il grado. Il rapporto forza-peso può effettivamente cambiare quando il peso diminuisce, ma il corpo che arrampica non è un’equazione: deve allenarsi, recuperare, adattarsi ai carichi e mantenere nel tempo la capacità di produrre forza.
Quando l’alimentazione non copre il fabbisogno dell’organismo e dell’attività sportiva, si crea una condizione di bassa disponibilità energetica. Se diventa marcata o prolungata può evolvere nella Relative Energy Deficiency in Sport (RED-S), una sindrome che riguarda sia le donne sia gli uomini e può compromettere salute ossea, funzione ormonale e riproduttiva, sistema immunitario, recupero, risposta all’allenamento e prestazione [6].
I risultati ottenuti nel breve periodo possono nascondere un costo elevato. Un atleta sottoalimentato può riuscire ad allenarsi e gareggiare per qualche tempo, mentre la sua capacità di recuperare e adattarsi si riduce progressivamente. Aumentano così il rischio di infortuni, malattie, cali di prestazione e interruzioni della continuità sportiva. Una strategia che permette di affrontare una gara o una stagione, ma rende il corpo incapace di sostenere quelle richieste nel tempo, non costruisce una prestazione solida.
Il tema è diventato particolarmente rilevante nell’arrampicata agonistica, dove per anni la ricerca di un rapporto forza-peso sempre più favorevole ha spinto alcuni atleti verso pesi molto bassi e un’alimentazione insufficiente. Le conseguenze possono essere importanti in entrambi i sessi: alterazioni del ciclo mestruale e della salute ossea nelle donne, riduzione del testosterone e della funzione riproduttiva negli uomini, oltre a effetti metabolici, cardiovascolari, psicologici e sulla capacità di recupero [6].
Nel 2024 l’International Federation of Sport Climbing (IFSC) ha introdotto una politica specifica contro la RED-S. Il sistema prevede certificazioni sanitarie, questionari, controlli mirati o casuali durante la stagione e la valutazione di parametri come indice di massa corporea, frequenza cardiaca e pressione arteriosa. I casi sospetti possono essere sottoposti alla valutazione di una commissione esterna e ad approfondimenti clinici [7]. Il BMI viene utilizzato come primo indicatore e non come strumento sufficiente per formulare una diagnosi.
La scelta più efficace per migliorare la forza relativa rimane quindi costruire forza mantenendo il corpo adeguatamente alimentato. Un peso più basso perde rapidamente qualsiasi vantaggio quando porta con sé meno energia, recupero insufficiente, maggiore fragilità e una riduzione della forza che volevi migliorare.
Durante un movimento dinamico hai poco tempo per afferrare la presa raggiunta. Le dita devono sviluppare rapidamente una quantità di forza sufficiente per stabilizzare il contatto.
Questa capacità viene comunemente chiamata forza di contatto ed è collegata alla rapidità di sviluppo della forza, o Rate of Force Development (RFD), dei flessori delle dita. La RFD descrive quanto velocemente aumenta la forza dopo l’inizio della contrazione.
La forza massima delle dita e la forza di contatto sono strettamente collegate. La prima determina quanta forza hai a disposizione, mentre la RFD descrive quanto rapidamente riesci a svilupparla quando afferri una presa. Avere dita molto forti offre quindi una base importante, ma due climber con livelli simili di forza massima possono impiegare tempi diversi per esprimerla. Questa differenza dipende anche dalla capacità del sistema nervoso di attivare rapidamente i muscoli coinvolti [3][8].
Puoi quindi riuscire a rimanere appeso a una tacca da 20 mm con una zavorra durante una sospensione controllata e avere comunque difficoltà ad afferrare una presa simile durante un movimento dinamico. Il test al trave ti dice quanta forza riesci a esprimere in condizioni standardizzate, ma fornisce informazioni limitate sulla velocità con cui riesci a produrla.
Anche il modo in cui raggiungi la presa conta. La posizione delle dita, l’angolo del polso e la precisione del contatto possono facilitare oppure rendere più difficile la tenuta. Se tocchi la tacca con le dita mal posizionate o mentre il corpo continua a muoversi nella direzione sbagliata, una buona RFD potrebbe comunque non essere sufficiente a trattenerla.
La difficoltà nel fermare una presa in dinamico può quindi dipendere dalla forza di contatto, dalla forza massima delle dita, dalla precisione con cui raggiungi la presa o dalla coordinazione dell’intero movimento. Osservare se non riesci ad afferrarla, se la tocchi male oppure se la prendi correttamente e la perdi subito aiuta a formulare un’ipotesi più precisa.
In uno studio condotto su 57 climber uomini, gli atleti di livello élite hanno espresso più forza massima e sono riusciti a svilupparla più rapidamente rispetto ai gruppi con un livello inferiore. Questa maggiore rapidità è rimasta evidente anche dopo aver tenuto conto delle differenze nella forza massima [3]. I risultati suggeriscono quindi che, ai livelli più alti, conta sia quanta forza possiedi sia quanto velocemente riesci a utilizzarla. Trattandosi di un confronto tra gruppi, lo studio non permette di stabilire se queste caratteristiche siano la causa del livello raggiunto né quale sia il metodo migliore per allenarle.
Nell’articolo dedicato approfondiremo come valutare la forza di contatto, quali esercizi utilizzare e come allenarla senza confonderla con la forza massima delle dita o con la forza esplosiva.
La forza esplosiva è la capacità di produrre forza rapidamente per generare un movimento. In arrampicata entra in gioco nei lanci, nei movimenti dinamici, nei coordinativi e in tutte le situazioni nelle quali devi accelerare il corpo verso una presa.
Dal punto di vista meccanico, la potenza dipende dalla relazione tra forza e velocità: per muovere il corpo rapidamente devi riuscire ad applicare una quantità sufficiente di forza mantenendo una velocità elevata. La forza massima rappresenta quindi una base importante, ma da sola non descrive quanto velocemente riesci a utilizzare quella forza [9].
Puoi essere molto forte nelle trazioni zavorrate, eseguite lentamente con carichi elevati, e avere comunque difficoltà nei movimenti che richiedono un’accelerazione rapida. Può accadere anche il contrario: riesci a muoverti velocemente con carichi bassi, ma la tua forza massima limita la quantità di forza che puoi esprimere. La forza esplosiva nasce dall’incontro tra queste due capacità.
Il gesto coinvolge più parti del corpo contemporaneamente. Le gambe possono dare inizio alla spinta, il tronco contribuisce a trasferire la forza e gli arti superiori guidano o completano il movimento. La coordinazione determina il momento e la direzione in cui questa forza viene applicata. Per questo un movimento dinamico richiede sia capacità fisiche sia una buona organizzazione del gesto.
Un possibile limite di forza esplosiva emerge quando conosci il movimento, trovi una traiettoria efficace e riesci a coordinare la spinta, ma non sviluppi abbastanza velocità per raggiungere la presa. Se la raggiungi e la perdi immediatamente, entrano in gioco anche la precisione del contatto e la capacità delle dita di sviluppare forza rapidamente. Se parti nella direzione sbagliata o perdi la coordinazione tra gambe e braccia, il limite può essere prevalentemente tecnico.
La resistenza alla forza risponde a una richiesta diversa. La forza esplosiva riguarda la qualità con cui produci un singolo movimento rapido o una breve sequenza eseguita da fresco. La resistenza alla forza indica quanto riesci a ripetere movimenti intensi quando la fatica aumenta, limitando la perdita di forza, velocità e precisione.
Allenare la forza esplosiva richiede quindi esercizi nei quali la velocità del movimento rimanga elevata e ogni tentativo possa essere eseguito con qualità. La scelta dello strumento dipende dal movimento che vuoi migliorare, dal tuo livello di forza e dalla parte del corpo maggiormente coinvolta. Metodi, progressioni e criteri di programmazione verranno approfonditi nell’articolo dedicato.
La resistenza alla forza, chiamata anche forza resistente, è la capacità di continuare a esprimere livelli elevati di forza mentre la fatica aumenta. Entra in gioco quando devi affrontare diversi movimenti duri consecutivi, completare un boulder lungo o superare un passaggio intenso dopo avere già percorso una parte della via.
Va distinta dalla resistenza in arrampicata, intesa in senso più ampio. La resistenza ti permette di sostenere uno sforzo prolungato, recuperare sulle prese e continuare ad arrampicare mantenendo un’intensità gestibile. La resistenza alla forza diventa determinante nelle sequenze più brevi e intense, quando ogni movimento richiede una percentuale elevata della forza che possiedi.
Un climber con una buona resistenza può completare molti movimenti di difficoltà moderata e trovarsi comunque in difficoltà davanti a una sequenza ravvicinata di movimenti molto duri. Al contrario, un climber con una buona resistenza alla forza può superare una sezione intensa, ma consumare troppe energie nel resto della via o recuperare poco sulle prese.
Puoi riconoscere un possibile limite di resistenza alla forza quando riesci a completare separatamente tutti i movimenti di una sequenza, ma la loro esecuzione peggiora rapidamente quando provi a collegarli. Perdi progressivamente capacità di trazionare, bloccare o trattenere le prese, fino a non riuscire più a esprimere la forza necessaria.
Se un movimento rimane impossibile anche quando lo provi da fresco, è più utile valutare la forza massima e la tecnica richiesta. Se lo completi da riposato, ma fallisci quando ci arrivi dopo altri movimenti intensi, la resistenza alla forza può avere un ruolo maggiore.
Questa distinzione serve come primo orientamento. Durata della sequenza, intensità dei singoli movimenti, qualità tecnica, ritmo e possibilità di recuperare modificano il tipo di resistenza richiesto. I metodi per valutarla e allenarla verranno approfonditi nell’articolo dedicato.
In arrampicata esegui un bloccaggio quando mantieni il braccio in una determinata posizione per raggiungere la presa successiva, spostare un piede o stabilizzare il corpo. In quel momento i muscoli continuano a produrre tensione mentre l’angolo del gomito rimane sostanzialmente invariato: si parla quindi di contrazione isometrica.
La difficoltà del bloccaggio dipende dall’angolo del gomito, dalla posizione della spalla e dalla leva creata dal resto del corpo. Anche la direzione della presa e la posizione dei piedi modificano la quantità di forza necessaria per mantenere quella posizione.
La forza isometrica è in parte specifica rispetto all’angolo allenato. Essere forte con il gomito a circa 90 gradi fornisce informazioni limitate sulla capacità di mantenere un bloccaggio con il braccio più disteso o maggiormente flesso. Gli adattamenti possono trasferirsi agli angoli vicini, ma tendono a ridursi man mano che la posizione si allontana da quella allenata [10].
Quando un bloccaggio ti mette in difficoltà, osserva la posizione nella quale cedi. Potrebbe mancarti la forza necessaria per mantenere quello specifico angolo, oppure il limite potrebbe dipendere dalla presa, dalla posizione della spalla, dall’appoggio dei piedi o da una soluzione tecnica poco efficace.
Un lavoro dedicato può quindi considerare più angoli e le posizioni che incontri realmente in parete. Modalità, esercizi e criteri di progressione verranno approfonditi nell’articolo collegato.
Per approfondire: a breve potrai leggere il nostro articolo Bloccaggi in arrampicata: cosa sono e come allenarli.
“Diventare più forte” è un obiettivo troppo generico per guidare una programmazione. Prova a descrivere la situazione che vuoi migliorare: trattenere prese più piccole, aumentare la forza di trazione, controllare un bloccaggio, sviluppare forza più rapidamente oppure riuscire a collegare diversi movimenti intensi.
A quel punto puoi scegliere un indicatore, un metodo e un esercizio coerenti con l’obiettivo. Partire dall’esercizio che preferisci può portarti a migliorare il risultato di un test senza modificare il limite che incontri in parete.
La forza massima e la forza esplosiva richiedono tentativi eseguiti con intenzione elevata, controllo e recuperi sufficienti. Se le pause sono troppo brevi, la fatica aumenta e modifica progressivamente lo stimolo della seduta. Un calo evidente della velocità, dell’escursione o della qualità del movimento indica che non stai più esprimendo la stessa capacità.
Lavorare sulla forza non richiede di raggiungere il limite assoluto in ogni serie. Lasciare un piccolo margine permette spesso di accumulare più lavoro di qualità e osservare meglio la risposta al carico, soprattutto quando introduci un esercizio nuovo o riprendi dopo un periodo di stop.
Trave massimale, boulder al limite, trazioni zavorrate e movimenti esplosivi possono sollecitare gli stessi distretti. Inserirli nella scheda come attività separate non impedisce al carico di accumularsi su dita, gomiti, spalle e muscoli di trazione.
La distribuzione delle sedute deve quindi considerare tutte le esposizioni ad alta intensità, comprese quelle svolte direttamente in parete. La frequenza sostenibile dipende dal tuo livello, dalla storia di allenamento, dal volume complessivo e dalla capacità di recuperare tra una seduta e l’altra.
Osserva nel tempo la qualità dei tentativi, la stabilità delle prestazioni e l’eventuale comparsa o aumento dei fastidi. Una singola giornata negativa dice poco; un calo che si ripete, una fatica che continua ad accumularsi o sintomi in peggioramento suggeriscono di rivedere il carico prima di aumentarlo.
La progressione può avvenire aumentando il carico, la difficoltà del gesto o il volume, riducendo l’assistenza, modificando la leva oppure introducendo una variante più impegnativa.
Cambiare contemporaneamente intensità, volume e frequenza rende difficile capire a quale stimolo stai rispondendo. Scegliere una variabile principale e mantenere relativamente stabili le altre permette di valutare meglio i progressi e individuare più facilmente un carico eccessivo.
Velocità, controllo e qualità tecnica possono essere utilizzati come indicatori: prima di aumentare la difficoltà, verifica di riuscire a mantenere l’esecuzione prevista.
Il lavoro di forza dovrebbe migliorare ciò che riesci a fare in parete. Se assorbe gran parte delle energie disponibili e peggiora con regolarità la qualità delle sessioni di arrampicata, bisogna rivederne la quantità o la posizione nella settimana.
Per chi si allena poche volte, una parte dello stimolo di forza può essere integrata direttamente nel boulder. Un climber più avanzato, oppure con un limite specifico ben identificato, può beneficiare di una fase nella quale una determinata capacità riceve maggiore attenzione.
La scelta dipende anche dal tempo disponibile. Aggiungere esercizi a una settimana già piena aumenta il carico totale; sostituire una parte del lavoro esistente permette di dare priorità alla forza senza continuare ad allungare le sedute.
Immagina un climber intermedio che si allena tre volte alla settimana e ha individuato un limite nella forza di trazione e nei movimenti brevi ad alta intensità:
La distanza tra la prima e la terza sessione permette di evitare due esposizioni intense consecutive. La seduta centrale mantiene spazio per la pratica dell’arrampicata senza aggiungere un altro stimolo elevato sugli stessi distretti.
Questo esempio non rappresenta una scheda universale. Un climber che pratica lead, uno che prepara un progetto su tacche e uno che sta riprendendo dopo un infortunio richiedono distribuzioni differenti. Anche l’ordine degli stimoli dipende dalla priorità: la capacità che vuoi sviluppare dovrebbe essere allenata quando sei abbastanza fresco da esprimerla con qualità.
Le trazioni descrivono una componente della forza degli arti superiori. La forza delle dita, la forza di contatto, la capacità di mantenere un bloccaggio e quella di applicare forza nelle posizioni specifiche possono mostrare limiti differenti.
Un buon risultato nelle trazioni non permette quindi di concludere che la forza sia adeguata in ogni situazione. I test devono essere scelti in relazione al gesto e al distretto che vuoi valutare.
Una nuova seduta si somma al boulder, all’arrampicata su corda, al trave e agli altri stimoli presenti nella settimana. Anche quando gli esercizi sono diversi, dita, gomiti, spalle e muscoli di trazione possono ricevere carichi molto simili.
Per mantenere il programma sostenibile può essere necessario ridurre il volume o l’intensità di un’altra sessione. Aggiungere continuamente lavoro rende difficile recuperare e capire quale stimolo stia realmente producendo un miglioramento.
Ripetere frequentemente un massimale mostra soprattutto quanto riesci a esprimere in quella giornata. Il risultato può cambiare in base alla fatica, al recupero, alla familiarità con il test e alle condizioni nelle quali lo esegui.
I test devono essere standardizzati e ripetuti a distanza sufficiente per lasciare spazio all’allenamento. Tra una valutazione e la successiva serve tempo per applicare il programma e permettere agli adattamenti di svilupparsi.
Serie lunghe e recuperi brevi riducono progressivamente la velocità. Se vuoi sviluppare forza esplosiva, ogni movimento deve conservare intenzione, rapidità e controllo.
Quando la velocità cala e l’obiettivo diventa continuare a eseguire movimenti intensi nonostante la fatica, lo stimolo si sposta verso la resistenza alla forza. Entrambe sono qualità utili, ma richiedono obiettivi e organizzazioni differenti.
La somiglianza visiva con un movimento in parete non garantisce un trasferimento migliore. Un esercizio è utile quando sollecita la capacità che vuoi sviluppare, può essere eseguito con qualità e permette di aumentare progressivamente lo stimolo.
Più un esercizio diventa complesso, più tecnica, equilibrio e coordinazione possono influenzarne il risultato. La parete rimane il contesto nel quale verificare se il miglioramento fisico viene utilizzato davvero.
Ogni ciclo dovrebbe chiudere il cerchio. Dopo alcune settimane, il miglioramento del carico nelle trazioni o nel test delle dita rappresenta soltanto una parte della valutazione. Devi osservare anche cosa è cambiato sui movimenti che avevi scelto come obiettivo.
Puoi verificare:
Quando il test migliora e il gesto in parete rimane invariato, possono esserci diverse spiegazioni. Potresti aver bisogno di tempo per integrare la nuova capacità nel movimento, di un esercizio più vicino alla richiesta reale o di un lavoro tecnico specifico. Vale anche la pena rivalutare l’ipotesi iniziale: il limite potrebbe non dipendere principalmente dalla forza.
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Dipende dal tipo di forza, dal livello, dalle altre sessioni e dalla capacità di recupero. Una frequenza è adatta quando permette di mantenere qualità, progredire e recuperare tra le sedute
Dipende da ciò che ti limita. Dita e trazione rispondono a richieste differenti e nessuno dei due valori descrive da solo la prestazione. Osserva i fallimenti in parete e usa test specifici per confermare l’ipotesi.
Carichi elevati e poche ripetizioni sono spesso utilizzati per la forza massimale, ma la prescrizione cambia tra sospensioni, trazioni, isometrie e movimenti in parete. Anche esperienza e tolleranza individuale influenzano la dose. Evita di trasferire automaticamente lo stesso schema a ogni esercizio
La priorità rimane imparare movimenti, prese e gestione del corpo ma un lavoro complementare semplice può essere utile se risponde a un’esigenza reale e non sottrae spazio alla pratica.
Non esiste una durata adatta a tutti. Obiettivo, livello, calendario, carico iniziale e risposta individuale determinano la scelta. Definisci in anticipo che cosa valuterai e quando, evitando di prolungare un ciclo solo perché gli esercizi continuano a piacerti.
[1] Langer K, Simon C, Wiemeyer J. Physical performance testing in climbing: A systematic review. Frontiers in Sports and Active Living. 2023;5:1130812. https://doi.org/10.3389/fspor.2023.1130812
[2] Faggian S. Sport climbing performance determinants and functional testing methods: A systematic review. Journal of Sport and Health Science. 2025;14:100971. https://doi.org/10.1016/j.jshs.2024.100971
[3] Stien N, Vereide VA, Saeterbakken AH, Hermans E, Shaw MP, Andersen V. Upper body rate of force development and maximal strength discriminates performance levels in sport climbing. PLOS ONE. 2021;16(3):e0249353. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0249353
[4] Stien N, Pedersen H, Vereide VA, et al. Effects of climbing- and resistance-training on climbing-specific performance: A systematic review and meta-analysis. Biology of Sport. 2023;40(2):539–548. https://doi.org/10.5114/biolsport.2023.114283
[5] Langer K, Simon C, Wiemeyer J. Strength training in climbing: A systematic review. Journal of Strength and Conditioning Research. 2023;37(3):751–767. https://doi.org/10.1519/JSC.0000000000004286
[6] Mountjoy M, Ackerman KE, Bailey DM, et al. 2023 International Olympic Committee’s (IOC) consensus statement on Relative Energy Deficiency in Sport (REDs). British Journal of Sports Medicine. 2023;57:1073–1097. https://doi.org/10.1136/bjsports-2023-106994
[7] International Federation of Sport Climbing. New competition policy places IFSC at forefront of fight against REDs. 7 febbraio 2024. https://www.worldclimbing.com/news/new-competition-policy-places-ifsc-at-forefront-of-fight-against-reds
[8] Levernier G, Laffaye G. Rate of force development and maximal force: Reliability and difference between non-climbers, skilled and international climbers. Sports Biomechanics. 2021;20(4):495–506. https://doi.org/10.1080/14763141.2019.1584236
[9] Wood J. What is power? How do we apply strength in climbing? Lattice Training. 2022. https://latticetraining.com/blog/lattice-training-insights-training-power-applying-strength